DANZIAMO INSIEME

Posted by on 16 lug 2012 in Attività

   PERCHE' DANZARE?

Non posso sedermi perché la mia anima danza

Il nostro ballo è mutamento di vita

Lodo la danza perché libera l'uomo

dalle cose presenti e unisce chi è isolato

alla comunità

Lodo la danza che tutto chiede, tutto favorisce

salute, lucidità di spirito e un'anima piena di slancio

La danza vuole un uomo, un uomo vibrante

nell'equilibrio di tutte le sue forze

Lodo la danza! Allora uomo impara a danzare

altrimenti gli angeli del cielo non sapranno che farsene di te

Sant’Agostino

 

Grazie all’impegno del Gruppo per la danza di Monfalcone (nella foto, per sapere tutto di loro guarda QUI) nato dalla passione di Padre Lino Gaiani, anche da noi è nato un piccolo gruppo che unisce la preghiera alla danza: ci incontriamo ogni ULTIMO SABATO DEL MESE, dopo l’Adorazione che si tiene dalle 20 alle 21 in Duomo a TARCENTO, presso la casa parrocchiale Domus Mariae. Si fa anche un po’ di agape fra un volteggio e l’altro…

Di seguito si può leggere un po’ di storia e di motivazioni per questa attività che come il canto e la musica ci è donata per dare gloria a Dio (le informazioni sono tratte dal sito del Santuario B.V. Marcelliana di Monfalcone e sono state redatte a cura del Gruppo per la danza).

 

La musica e la danza sono inscritte in ogni persona, esprimono la gioia di stare insieme agli altri, il bisogno profondo di comunicare con tutto il proprio essere.

A partire da questa radice comune di ogni uomo, la danza non è estranea alla Bibbia ed alla religione ebraica e cristiana, perché sarebbe come se la Parola di Dio fosse estranea all'uomo ed alla sua storia.

UN PO’ DI STORIA

Nella tradizione ebraica il "corpo" rappresenta la sintesi di corpo e spirito (la parola ebraica "nefesh", in genere tradotta come "anima", indica la persona nel suo complesso). La danza nella Torah 

è intesa come forma di preghiera, come parola e gesto rituale; era impiegata per mantenere la tradizione quando non si potevano usare le parole. Il concetto di danza è fondamentale nella cultura ebraica (durante le feste di pellegrinaggio si svolgevano danze alternate di uomini e donne) e non a caso è legato alla figura della donna, centrale nella liturgia familiare: da lei dipende l'ebraicità del figlio, è lei che insegna la cultura, tutte le feste ruotano intorno a lei.

Nella Torah sono narrati vari episodi di danze che esprimono l'esperienza mistica con una grande ricchezza di linguaggio. "Hol" è la radice ebraica di "danza", da essa deriva "halil", parola ebraica che vuol dire "flauto"; da questo semplice raffronto di parole si rileva una connessione tra danza e musica che viene spesso impiegata per lodare Dio: "Lodate il Signore con l'accompagnamento del cembalo e di liete danze" (salmo n.150). In ebraico biblico vi sono 11 radici verbali riferite alla danza: "Karar", che vuol dire "saltare roteando" (Davide nel II libro di Samuele); "Rakad": "saltellare di gioia e anche di paura" (si riferisce al rapporto con il Creatore); "Dalag": "saltare balzellando" (presente nel Cantico dei cantici); "Paraz": "muoversi flessuosamente" (Davide nel II libro di Samuele); "Cafaz": "saltellare, muoversi a piedi nudi sulla Terra di Israele" (presente nel Cantico dei cantici); "Sabab": "circondare, volteggiare, andare e venire", riferito alla danza in cerchio; "Zalan": "zoppicare" (popolo di Israele è a volte rappresentato nella Torah come un capretto zoppicante); "Pesach": "salto al di là"; "Hagag": "esultare"; "Saha

k": "ridere di gioia", riferito alla danza come segno di festa; "Hag": "festa" e "cerchio".

La danza che si svolgeva in cerchio era anticamente la danza sacra intorno all'altare; il cerchio rappresenta ciò che è senza fine, il mondo a venire, nel cerchio tutti sullo stesso piano; il suo centro simboleggia il Monte Sion, mentre la periferia rappresenta il cammino, la strada da percorrere. Troviamo vari esempi di danze nella Torah: in Esodo 15 (dopo il "Canto del mare" di Mosè, che è stato aggiunto posteriormente, vi è la danza di Miriam: "Miriam la profetessa, sorella di Aron, prese in mano il cembalo, e la seguirono tutte le altre donne con cembali e con strumenti di danza"); nel II libro di Samuele, 6,14 ("David stesso poi, cinto di un efod di lino, saltava con tutta forza davanti al Signore": Davide compie danze estatiche davanti l'arca indossando un perizoma che si usava per eseguire un sacrificio, e Mical lo rimprovera perché danza in modo sconcio – verrà resa sterile da Dio per punizione – senza capire che Davide compie ciò di fronte a Dio, si tratta di una danza sacra, esprime la lode a Dio con tutta la persona); e nell'episodio del vitello d'oro.

    • Obiettivi

  • Socializzazione: la danza é una rappresentazione corale e come

     tale sviluppa nel gruppo un sentimento di unione e solidarietà. Ridimensiona le manifestazioni egocentriche ed incoraggia gli alunni più timidi ed introversi.

  • Consolidamento e coordinamento degli schemi motori di base: l'attività motoria espressa nella danza etnica consente di acquisire ed affinare competenze motorie in modo naturale, perchè a differenza di altri tipi di danza, essendo espressione del linguaggio popolare, offre modalità semplici e alla portata di tutti.

  • Educazione all'orecchio musicale e senso ritmico: essendo

     la danza etnica un codice linguistico abitua l'orecchio ad associare la danza a diversi temi musicali (il movimento al ritmo).

  • Sviluppo della personalità: "la danza è una cooperazione organizzata delle nostre facoltà mentali, emotive e corporee che si traduce in azioni la cui esperienza è della somma importanza per lo sviluppo della personalità" (Laban).

  • Approccio ai valori interculturali: il confronto, la condivisione di momenti di gioia sono in grado di arricchirci, di eliminare diffidenze e sospetti, di educare al riconoscimento della 

    differenza come valore.

  • Acquisizione di tecniche e stili ben definiti: la danza etnica è prerogativa del mondo intero, pertanto si potrà spaziare fra danze popolari italiane, europee, extra-europee e storiche.

HANNO SCRITTO:

Io danzavo

Una preghiera scritta da Sydnei Carter, che è un vero e proprio inno a Cristo danzatore, in conclusione, 

può aiutarci a comprendere ancora meglio l’autentico spirito della danza sacra.

 

Io danzavo il mattino in cui nacque il mondo,

danzavo circondato dalla luna, dalle stelle e dal sole.

E discesi dal cielo a danzare sulla terra quando venni al mondo a Betlemme.

Io danzavo per lo scriba e per il fariseo,

ma essi non hanno voluto né danzare, né seguirmi;

danzavo per i pescatori, per Giacomo e per Giovanni,

essi mi hanno seguito e sono entrati nella danza.

Io danzavo il giorno di sabato, ho guarito il paralitico,

la gente per bene diceva che era un onta.

Mi hanno frustato, mi hanno lasciato nudo,

mi hanno appeso ben in alto su una croce per morire…

Io danzavo il venerdì santo quando il cielo divenne tenebra

(è difficile danzare con il demonio alle spalle).

Hanno seppellito il mio corpo ed hanno creduto che fossi finito,

ma io sono la danza e conduco sempre io il ballo.

Hanno voluto seppellirmi, ma sono rimbalzato ancora più in alto,

perché io sono la vita, la vita che non può morire:

io vivo in voi e voi vivete in me, perché io sono il Signore, il Signore della danza.

Danzate, ovunque voi siate,

perché io sono il Signore, il Signore della danza

e io conduco la vostra danza, ovunque voi siate,

io condurrò la vostra danza.

UNA VITA ABBANDONATA NELLE BRACCIA DI DIO

 

"Per essere un buon danzatore, con Te come con gli altri, non occorre sapere dove conduca la danza. Basta seguire il passo, essere contento, essere leggero, e soprattutto non essere rigido. Non occorre chiederti  spiegazioni sui passi che ti piace fare. Bisogna essere come il prolungamento, agile e vivo, di Te. E ricevere da Te la trasmissione del ritmo dell’orchestra.

Bisogna non volere avanzare ad ogni costo, ma accettare di voltarsi indietro, di procedere di fianco. Bisogna sapersi fermare e saper scivolare anziché camminare. E questi sarebbero soltanto passi da stupidi se la musica non ne facesse un’armonia. Noi però dimentichiamo la musica del Tuo Spirito, e facciamo della vita un esercizio di ginnastica; dimentichiamo che fra le Tue braccia la vita è danza e che la Tua santa volontà  è di un’inconcepibile fantasia.

Se fossimo contenti di Te, Signore, non potremmo resistere al bisogno di danza che dilaga nel mondo, e arriveremmo a indovinare quale danza Ti piace farci danzare sposando i passi della Tua Provvidenza".

Così scriveva la mistica francese Madeleine Delbrel,

che testimoniò Dio nella periferia di Parigi nell’ultimo dopoguerra

 

La danza è l’espressione più piena della preghiera e della gestualità. Non viviamo più in epoche in cui la danza era parte integrante della vita quotidiana e in cui il sentimento del sacro era mescolato alle attività comuni. La danza è un raro momento di concentrazione, interiore e sacra, una preghiera completa e corporea, una meditazione semplice che ci permette di sentire unità in noi e intorno a noi, che coinvolge tutto il nostro essere.

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