SEMINARI DI VITA NUOVA 23 nov. 2011

Posted by on 15 lug 2012 in Insegnamenti

 

Gruppi Luce del Mattino (Artegna) e Betania (Tolmezzo)

Sesta catechesi: I carismi (testi di Miriam e Ilde)

 

L’attualità e l’importanza dei carismi è stata mirabilmente evidenziata da Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Christifideles laici (n. 20): Il fedele non può mai chiudersi in se stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma deve vivere in continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella gioia di una uguale dignità e nell’impegno di far fruttificare insieme l’immenso tesoro ricevuto in eredità. Lo Spirito del Signore dona a lui, come agli altri, molteplici carismi, lo incita a differenti ministeri e incarichi, gli ricorda, come anche lo ricorda agli altri in rapporto con lui, che tutto ciò che lo distingue non è un di più di dignità, ma una speciale e complementare abilitazione al servizio. Così i carismi, i ministeri, gli incarichi ed i servizi del fedele laico esistono nella comunione e per la comunione. Sono ricchezze complementari a favore di tutti, sotto la saggia guida dei Pastori”.

Quindi i carismi sono doni che ci vengono dati gratuitamente e non servono per il bene di chi li riceve, ma lo rendono idoneo a costruire la comunità, la Chiesa.

Questi doni diventano sempre più forti, vivi ed efficaci mano a mano che, per azione dello Spirito Santo, si afferma in noi la signoria di Cristo, vivendo secondo il suo stile e testimoniandolo.

Il carisma viene esercitato dal singolo ma è dono per e della comunità e la sua autenticità si esprime nel ricondurre tutto alla gloria di Gesù, all’unità ecclesiale.

E’ dono dello Spirito che soffia dove vuole e quando vuole sempre per l’unità della Chiesa, i carismi:

- suscitano e accrescono la fede Ef 4,13

- accompagnano la proclamazione della Parola At 2,8

- mostrano la potenza salvifica di Dio tra noi At 14,10

- sono dati alla comunità per il bene della stessa 1Cor 12,37 – Ef 4,16 – 1Cor 12,12

nessun singolo uomo ha tutti i carismi,

solo la Chiesa come comunità cristiana riceve questo dono in completezza

- sono utilizzati in collaborazione tra Dio e l’uomo

in ogni esercizio del carisma c’è Dio, causa prima, e l’uomo, causa strumentale

Dio non agisce da solo e l’uomo se agisce senza Dio, cade nella magia o nello spiritismo

- si esercitano e si discernono in comunità

i doni di Dio non si misurano mai se non con il criterio dell’amore.

Ogni carisma deve portare il proprio frutto nella comunità. Gesù ha detto: "Dai frutti li riconoscerete", e i frutti di cui parla sono quelli dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, umiltà, obbedienza…

Se l’esercizio del carisma diffonde intorno amarezza, acredine, dissensi ecclesiali, ribellione, processo alle intenzione dei fratelli, giudizi spietati sull’operato altrui, è difficile credere che ci si trovi davvero di fronte a un dono dello Spirito.

Chi possiede un vero carisma, lo esercita con grande semplicità, effondendo nel popolo di Dio il profumo dello Spirito, e non è detto che ne sia cosciente: in lui il dono ai fratelli si fa connaturale e spontaneo.

Lo scopo dei carismi non è dunque quello di dare lustro, prestigio o fama di santità a chi li riceve; non è quello di dargli delle sicurezze o potere sugli altri.

Ma perché questo miracolo avvenga, bisogna bandire l'invidia, cioè morire al proprio "io" individuale ed egoista che cerca la propria gloria, ed assumere invece, l’”io” di Cristo e della Chiesa. E questo suppone uno stato di profonda conversione.

I carismi infatti suppongono che si viva in stato di continua conversione; essi non si mantengono sani ed integri che in tale stato.

Un’altra cosa da dire per l'esercizio dei carismi: che essi non possono andare insieme con il peccato. In ogni insegnamento che è stato fatto viene richiamata l’urgenza di rompere definitivamente con il peccato. Alla vigilia dell'effusione dello Spirito, tutto quello che il Signore vuole da voi è questo.

La cosa veramente importante è offrire al Signore un cuore contrito e umiliato, un cuore che non ha più attaccamenti al peccato. Un cuore che vuole essere suo.

S. Paolo, ci dice Rm 12,4-5 “Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi.”

San Paolo, che non vuole che restiamo nell’ignoranza riguardo ai doni dello Spirito 1Cor 12,1, ci fa l’esempio del corpo e delle sue parti per farci capire quanto sono diversi i carismi e il loro esercizio.

Ed è un paragone molto facile pensando alla Chiesa che è corpo di Cristo anche nelle sue gerarchie.

Molte sono le persone, molti i carismi, molte gli incarichi ma tutti concorrono al bene e all’unità della comunità cristiana.

Ognuno occupa il suo posto nel servizio o il ministero nel Corpo di Cristo, come il cuore che fa il cuore e il piede che fa il piede, ognuno con il proprio dono e in armonia con tutti gli altri.

Ancora S. Paolo dice Rm 12,7 “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”

Ognuno consapevole che il proprio carisma servirà agli altri, senza occupare il posto degli altri – non posso fare il cuore se sono piede – ma proprio nella nostra diversità contribuiremo alla crescita della Chiesa di Cristo.

Nel Rinnovamento ci sono alcune Parole che raccontano la nostra realtà meglio di qualsiasi spiegazione. Abbiamo sentito Marco 16 (quando noi diciamo Marco 16 sappiamo a memoria quanto promette Gesù!) e un’altra parola che per noi è quasi una cornice, un tappeto rosso davanti alla nostra porta è la prima lettera ai Corinzi. Leggetela molte volte, perché lì è l’essenza di tutto, oserei dire di tutto il cristianesimo. Anche i nostri fratelli pentecostali la conoscono a memoria. Leggiamola dal versetto 4 al versetto 11, poi alla fine leggeremo la parte riguardante l’amore, perfetto coronamento del discorso sui carismi.

Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito;

 

vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore;

 

vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.

 

E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune:

 

a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza;

a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza;

 

a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito;

a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito;

 

a uno il potere dei miracoli;

a un altro il dono della profezia;

a un altro il dono di distinguere gli spiriti;

a un altro la varietà delle lingue;

a un altro infine l'interpretazione delle lingue.

 

Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.

 

 

Si tratta di un elenco di 9 carismi, quelli conosciuti al tempo di san Paolo, in realtà presenti in ogni tempo là dove ci sia lo Spirito Santo ad operare (pensiamo a tante biografie di santi).

Voglio sottolineare due concetti che si capiscono anche leggendo superficialmente questo elenco.

A ciascuno è dato un carisma (in verità, anche più di uno), ma lo Spirito Santo sceglie chi, quando e in che modo. A ciascuno è dato (diciamo almeno) un carisma per l’utilità comune.

Teniamo ben presenti questi due concetti perché ci servono alla fine di questa catechesi.

Vediamo ora la distinzione molto importante fra doni e carismi.

Il dono è un “regalo” che Dio ci fa tenendo conto delle nostre attitudini naturali, della nostra indole, delle nostre inclinazioni. E’ dato per l’utilità comune, ma non ne è necessariamente soggetto (voglio dire: se io sono una persona accogliente lo sarò a casa mia, sul lavoro, in gruppo, mi verrà naturale accogliere la persona estranea come l’amico che non vedo da tempo senza che questo implichi nient’altro).

Il carisma invece è un dono “potenziato” che deve portare a Gesù, altrimenti non è un carisma.

Il carisma dato dallo Spirito Santo può anch’esso tenere conto della mia indole, ma non necessariamente: viene dato a me perché io lo metta a servizio degli altri e mi viene tolto se io non lo esercito.

Mi scuso per l’insistenza ma guai se questo punto non lo comprendiamo bene: non è la persona che decide, ma lo Spirito Santo. Se il cuore è aperto, disponibile e crede veramente, lo Spirito può dare qualsiasi carisma, là dove ritiene occorrano, a chi vuole e nella modalità che sceglie.

 

Chi discerne sull’autenticità dei carismi? Per essere molto precisi questo compito spetta alla Chiesa. Che significa assemblea dei credenti. Nei nostri gruppi a fare questo discernimento è chiamato il Pastorale di servizio, e con spirito unanime sulla base della Parola conferma quanto lo Spirito Santo fa capire. Torneremo su questo discorso quando parleremo del luogo di esercizio dei carismi, ovvero i servizi e i ministeri.

Adesso vediamo nel dettaglio i carismi elencati da Paolo e cerchiamo di comprenderli.

Brevemente, perché ci torneremo dopo l’Effusione.

  • Linguaggio della sapienza: è il carisma che permette di esporre le più alte verità teologiche con un linguaggio comprensibile a tutti. Non si fonda sul sapere umano, ma sull’azione dello Spirito che “presta la parola” a chi parla e “illumina le menti” di chi ascolta. Di solito è un carisma che viene dato a persone di profonda preghiera e di profondo studio (perché una base di conoscenza delle cose ci vuole: Salvatore Martinez ci ha detto domenica che non si può annunciare ciò che non si conosce)

  • Linguaggio di scienza : è il carisma che opera attraverso un’ispirazione, una “conoscenza” appunto interiore di fatti presenti o passati che non si possono conoscere con il ragionamento. È – dice Zerboni – un frammento dell’onniscienza di Dio, rivelata a chi possiede il carisma e comunicata a chi ne trarrà beneficio (pensiamo a padre Tardif, a Damien Steyn e a tutti quei fratelli che usano questo carisma nelle preghiere di guarigione per comunicare appunto una guarigione, una conversione ecc.)

  • La fede: ne abbiamo parlato quando abbiamo presentato il seminario sulla fede, abbiamo detto che c’è un tipo di fede carismatica che crede contro ogni evidenza, che si fida dell’operato di Dio con certezza assoluta (pensiamo ai miracoli di resurrezione, anche quello fatto da Pietro, che per fede ottiene ciò che crede Dio abbia fatto. D’altra parte Gesù dice in Marco 11,24 “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”)

  • Il potere dei miracoli: Gesù dice in Gv 14,12 “ In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”. Ci sono miracoli di vasta portata ma anche molti miracoli quotidiani e persone con un carisma – poggiato su una fede profonda e una preghiera instancabile – che “strappa” proprio a Dio miracoli continui.

  • Il dono di fare guarigioni: come sopra. Abbiamo sentito Marco 16, che vale anche per la guarigione fisica oltre che per la liberazione. Anche qui il carisma è indissolubilmente legato a fede carismatica e preghiera instancabile. Mentre posso assicurarvi che non è minimamente legato alla conoscenza umana di alcunché. Sono anzi le persone più semplici e umili le predilette per questo carisma.

  • Il dono della profezia. Su questo dono faremo un seminario a parte! E’ un dono abbastanza frequente, è un carisma un po’ più raro, legato alla parola di conoscenza di cui abbiamo già parlato.

  • La capacità di distinguere gli spiriti: è un carisma molto importante, legato al discernimento, che permette di distinguere la presenza del bene e quella del male. E’ il carisma di chi riesce a capire se un’intenzione, un comportamento, un’azione vengono o meno da Dio. È un carisma delicatissimo che richiede la presenza di una direzione spirituale.

  • Varietà delle lingue: la glossolalia è uno dei carismi più diffusi e anche più contestati. E’ semplicemente una forma di preghiera ispirata ed è l’unico carisma che edifica la persona che lo possiede. In realtà ha una valenza comunitaria specialmente nelle preghiere di intercessione e guarigione, dove con “gemiti inesprimibili” l’anima chiede a Dio ciò che le è necessario. Per questo si dice che la preghiera in lingue comunitaria ha un forte potere di guarigione.

  • L’interpretazione delle lingue: è il carisma che completa la profezia, e segue la preghiera in lingue a mo’ di “traduzione spirituale”, ma chi la fa non ne conosce il contenuto finché non la ha enunciata.

 

Alla fine del capitolo, san Paolo dà una gerarchia dei carismi. Leggetela perché è importante capire che lo Spirito agisce in piena libertà e non c’è posto per invidie, gelosie e mormorazioni.

Al capitolo 13 san Paolo dice che i carismi più grandi quasi spariscono davanti al Carisma, l’Amore.

Purtroppo la traduzione fatta nelle nostre Bibbie “carità” , ha generato credo molta confusione. Per noi la carità è il gesto generoso verso chi ha meno di noi. Ahimè, la parola charitas però non è questo o non è solo questo, ma è l’Amore (in greco c’erano altri due termini che lo indicavano: l’eros, ovvero l’amore fisico e l’agapè, la condivisione fraterna). Il termine andava tradotto meglio e ci avrebbe aperto di più gli occhi e il cuore.

San Paolo non rinnega i carismi ma li ridimensiona alla luce di Quello più grande: l’Amore.

Leggiamo il capitolo 13 sostituendo il termine Amore al termine carità.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’Amore, non sono nulla.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’Amore, niente mi giova.

L’Amore è paziente, è benigno l’Amore; non è invidioso l’Amore, non si vanta, non si gonfia,  non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,  non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.  Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 

L’Amore non avrà mai fine.

 

Riferimenti bibliografici

Pierluigi Merlo. Vi darò un cuore nuovo

Marino Zerbini. Bentornati carismi. Segno, 1998

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