SEMINARI DI VITA NUOVA 12 ottobre 2011

Posted by on 15 lug 2012 in Insegnamenti

 

Gruppi Luce del Mattino (Artegna) e Betania (Tolmezzo)

Prima catechesi: Dio è amore (Anna Pia, appunti di Ilde)

Dio è oggetto di ricerca da parte dell’umanità fin dall’inizio dei tempi: Egli prende l’iniziativa di farsi conoscere dalle sue creature da sempre (Mosè, Abramo…)

Gesù ci ha parlato del Padre e chi più di lui conosce il Padre? Tanti sono i passi nel Nuovo Testamento che ci parlano dell’amore del Padre, noi abbiamo scelto quello della Parabola del figliol prodigo che troviamo in Lc 15,11-32.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.  Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.  Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.  Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.  Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Ci sono un padre e due figli e questa storia è reale, ognuno può dire che è la propria storia. I due figli in realtà sono un figlio solo: siamo il primo figlio quando ci allontaniamo da Lui, ma siamo anche il fratello maggiore che lavora nella casa del padre.

Nella Parabola nessuno dei due figli fa una bella figura, entrambi dimostrano infatti di non conoscere il cuore del padre.

Chi è il Padre? Egli è prima di tutto umiltà, da humus, terra. Qui il padre è a livello della terra: Dio, eccelso e infinito, può scendere al livello della terra di cui sono plasmate le sue creature. Il padre della parabola si umilia dando al figlio la parte di eredità che gli sarebbe spettata solo alla morte del padre.

L’altra faccia dell’umiltà di Dio è la nostra libertà, quando ci lascia scegliere cose e vie sbagliate. Ma d’altra parte se noi non fossimo liberi, come potremmo amare Dio?

Dio limita se stesso per far posto al figlio, alla sua creatura: Egli è un padre umile.

E' pieno di speranza.

Infatti spera nel ritorno del figlio e gli corre incontro: il desiderio di Dio è pieno di rispetto verso la sua creatura e il legame tra Dio e la sua creatura non può venire meno.

Dio è capace di soffrire nell’attesa del ritorno, di emozionarsi per il ritorno. Il Padre prova una grande gioia, quella “festa” del Cielo per un peccatore che si converte, secondo quanto ci dice Gesù.

Il figlio minore in realtà non torna per vero pentimento, ma perché ha fame e sa che presso il padre potrà quanto meno sfamarsi. Il figlio grande abita e lavora con il padre, ma è molto duro verso il fratello minore tornato a casa.

Anche noi spesso rispecchiamo questi atteggiamenti sbagliati, ma lo Spirito Santo può trasformarci nei figli veri del Padre, quelli che conoscono il Suo cuore.

 

Bibliografia di riferimento

Henry Nouwen. L’abbraccio benedicente. Queriniana, 1999

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