Un ritiro pieno di … Speranza

Posted by on 2 ago 2014 in Testimonianze

Gruppo RnS "Luce del Mattino” – Artegna  e Gruppo "Abbà" – Buia

Ritiro del 24 agosto 2014 presso il Carmelo di Montegnacco

 

Domenica 24 agosto i gruppi Luce del Mattino e Abbà si sono ritrovati per un gemellaggio conviviale e spirituale presso il Carmelo di Montegnacco.

L'appuntamento era fissato alle ore 12, per accoglierci e preparare tutto ciò che sarebbe servito per l'agape…

Qualche momento di festa:

 

 

 

Poi danze e prove… e tutti in Chiesa per pregare e vivere un momento forte

 

 

 

 

 

 

Tema: La Speranza

 

Canto: Rabbunì Maestro

 

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. (Gv. 20, 11-12)

 

 

 

 

 

Maria piange e piangendo guarda dentro il sepolcro e lo vede vuoto; e la sua disperazione guardando quel buio diventa ancora più grande. Crollano tutte le certezze e le sue sono lacrime amare e senza speranza.

Nella nostra vita ci troviamo ad affrontare il buio, il vuoto. Vuoto dell’anima, vuoto della disperazione.

Il buio che ci riempie ci lascia scoraggiamento, paura che offusca la chiarezza di qualsiasi decisione, restiamo imprigionati dai nostri limiti.

Non siamo capaci di vedere vie di uscita, restiamo impotenti di fronte al male e addirittura facciamo fatica a pregare.

La nostra impotenza di fronte al male, ci fa rassegnare davanti alle cattiverie ed ingiustizie mettendo a nuda prova la nostra fede.

Il nostro buio è davanti alla perdita di persone care, sono le amarezze che ci assalgono, malumori ed inquietudine, il senso di solitudine e di abbandono, manca la pace interiore, ci sentiamo sul bordo del baratro, siamo sconsolati, non vediamo futuro …

E noi siamo qui davanti al sepolcro oppressi da questo dolore.

 

 

 

 

Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”.

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.

Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “ Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. (Gv 20, 13-15)

 

Ci fissiamo al nostro dolore, lo teniamo caro come qualcosa di prezioso, lo culliamo e ci facciamo cullare da lui, ci lasciamo opprimere al punto che restiamo qui fuori dal sepolcro a piangere e i nostri occhi diventano ciechi, si offusca la nostra vista, e non riusciamo a vedere la direzione da prendere per trovare una via di uscita e non riconoscere l’aiuto della presenza del Signore che si manifesta anche attraverso i fratelli, i sacerdoti e nei sacramenti che viviamo.

Anche Maria era vicina a Gesù ma non è riuscita a riconoscerlo e non ha riconosciuto nemmeno l’aiuto degli Angeli; così noi nella nostra disperazione siamo incapaci di “vedere con gli occhi della fede”.

 

  

 

 

 

 

Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! (Gv 20,16)

 

Tutti noi abbiamo bisogno della speranza, che giorno per giorno ci fa camminare. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l'universo e che può proporci e donarci, ciò che, da soli, non possiamo raggiungere. LUI è il fondamento della SPERANZA, non un qualsiasi dio, ma quel DIO che possiede un volto umano e che ci ha amati fino alla morte in croce. Questo amore ci dà la possibilità di perseverare giorno per giorno, in un mondo che per sua natura è imperfetto. Il suo amore allo stesso tempo ci fa capire che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e tuttavia nell'intimo aspettiamo: LA VITA VERA-LA VITA ETERNA. Un luogo per esercitare e apprendere la speranza è la preghiera personale e comunitaria, possiamo considerarla una scuola dove possiamo affermare: che se non ci ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora, se non posso più parlare con nessuno, a Dio posso parlare, se non c'è più nessuno che mi possa aiutare nella mia necessità o in un'attesa che supera l'umana capacità di sperare Egli può aiutarmi. Possiamo dire che l'intimo stare con Dio aumenta la nostra fede ed essa è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono (Eb. 11;1)

 

 

Parlando della speranza, papa Francesco ha detto (omelia del 29 ottobre 2013): La speranza non è ottimismo, non è quella capacità di guardare le cose con buon animo e andare avanti. Questo è ottimismo non speranza. Né la speranza è un atteggiamento positivo davanti alle cose, quello delle persone luminose, positive… questa è bontà, ma non è la speranza! Si dice che la speranza sia la più umile delle tre virtù perché si nasconde nella vita. La fede si vede, si sente, si sa cosa è. La carità si fa, si sa cosa è. Ma cos’è la speranza? Possiamo dire che è un rischio, una virtù rischiosa.

Papa Francesco ci chiede: “dove siamo ancorati? alla riva di quell’oceano lontano (che è la speranza) o in una laguna artificiale che ci siamo costruiti a nostra immagine? Una cosa è vivere nella speranza perché in essa siamo salvati, una cosa è vivere come buoni cristiani non di più. Vivere in attesa della rivelazione (potremmo dire: Maria di Magdala, sveglia, Gesù è risorto, è una cosa imprevista che sconvolge la vita) o vivere bene con i comandamenti? (potremmo dire: coraggio, Gesù ha fatto tanto del bene, mantieni il ricordo, ma lascialo nel sepolcro, forse non sei pronta a farti cambiare la vita) e quindi ancorati alla riva di là o parcheggiati nella laguna artificiale?

Quando ha sentito che sarebbe diventata mamma, Maria ha cambiato il suo modo di essere: parte, va da Elisabetta, la aiuta, canta il Magnificat. La donna incinta non è più solo donna, è mamma.

In questo cambiamento c’è speranza.

Per mezzo suo attraverso il suo “sì” Maria ha aperto a Dio stesso la porta del nostro mondo, lei che è diventata la madre dei credenti, anche nel buio del sabato santo mantiene la certezza della speranza, divenuta gioia nel giorno della resurrezione, il mattino di Pasqua.

 

San Paolo scrive ai Romani ( Rm 8,24): ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo

Maria madre della speranza insegnaci a sperare, a credere, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino.

 

 [testi di Loretta, Miriam, Floriana, Ilde]

 

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